#finestrepensanti_07

[Sitting in a room]

«We shape our buildings, and afterward our buildings shape us»

(Winston Churchill, 1943)

Non siamo abituati a farci caso, ma ogni stanza ha la sua “qualità sonora”. Le dimensioni, la forma del soffitto, i materiali, gli oggetti e le persone che contiene cambiano il modo in cui le onde sonore si riflettono o vengono assorbite. Ce ne accorgiamo soltanto quando abbiamo molto riverbero e poco assorbimento (pensiamo alle palestre) oppure il contrario, come capita ad esempio negli studi di registrazione. Questa “anima sonora” influisce profondamente sul suono e sugli atteggiamenti di ascolto. Nei luoghi a forte connotazione spirituale il suono “accoglie” e “circonda” il gruppo dei fedeli aiutandoli a sentirsi uniti e partecipi:

«L’esperienza dell’ascolto di una predica in una cattedrale è una combinazione dell’articolazione appassionata del sacerdote con la riverberazione dello spazio.»

Blesser B. – Salter L. (2007), Space Speak, Are You Listening? Experiencing Aural Architecture, The MIT Press, Cambridge (MA), p. 15.

Come portare in primo piano le risonanze di un luogo? Nel 1969 Alvin Lucier, seduto al centro di una stanza, registra un breve testo in cui descrive ciò che sta facendo e poi riproduce la registrazione e la ri-registra molte volte, finché le risonanze della stanza e la compressione del suono operata dal registratore “distruggono” la percezione delle sue parole e diventano protagoniste. Non lo fa per “curiosità acustica”, ma per un’esigenza personale profonda. È balbuziente e vuole “mimetizzare” le imperfezioni del suo modo di parlare, che sente come socialmente inadeguato. Così nasce I Am Sitting In A Room.

Recentemente due Youtubers hanno ripreso l’idea di Lucier adattandola ai nuovi mezzi di comunicazione audiovisivi. Ontologist nel 2009 ha fatto la stessa operazione con un video di se stesso che pronuncia un monologo che ha ri-caricato 1000 volte di seguito, allo scopo di eliminare le qualità umane del suo discorso e della sua immagine: I’m Sitting In A Video Room. Un anno fa acapella science2 ha videoregistrato in streaming dalla sua camera da letto, ha caricato il video su Youtube e successivamente lo ha preso e ricaricato 1170 volte. In questo caso sono gli algoritmi della compressione in stream che “distruggono” la voce e l’immagine: I’Am Streaming In A Room. Analogamente a Lucier, l’intento di acapella science2 è quello di smussare la propria sensazione di inadeguatezza in quanto personaggio di Internet. La strada è aperta per nuove varianti dell’idea di Lucier!

«[…] alla fine di I am sitting in a room, quello che ascoltiamo non è probabilmente più “suono nel contesto”, ma addirittura soltanto “suono del contesto”»

Agostino Di Scipio (2005), “Per una crisi dell’elettronica dal vivo. I am sitting in a room di Alvin Lucier”, Rivista di Analisi e Teoria Musicale, GATM, 2005/2, p. 124.

[Anna Maria Freschi]